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Come interagiamo e stiamo in relazione con gli altri: i Giochi in Analisi Transazionale

L’Analisi Transazionale è un approccio psicologico e psicoterapico nato in America negli anni ’60 grazie al suo fondatore Eric Berne e che oggi vanta vari sviluppi, applicazione in vari campi (organizzazioni, pedagogico) e associazioni internazionali.

Uno dei concetti cardine è quello di Gioco che, contrariamente a quanto possa suggerire tale termine, non è qualcosa di divertente. Il “Gioco” è una modalità relazionale disfunzionale che la persona mette in atto inconsapevolmente con gli altri e che sfocia in un’emozione spiacevole che conferma delle convinzioni su di sé, gli altri e il mondo che generano sofferenza e insoddisfazione nella persona.

Affinché uno scambio relazionale si possa definire “Gioco”, deve soddisfare una serie di parametri.

Caratteristiche dei “Giochi”
  • si tratta di modalità relazionali apprese;
  • sono svolti al di fuori della consapevolezza della persona;
  • prevedono uno scambio di ruoli e un conseguente momento di sorpresa o confusione;
  • si concludono con un “tornaconto” in entrambi i giocatori consistente in un’emozione spiacevole.

I “Giochi” possono essere di tre gradi in base all’intensità delle emozioni e alla gravità dei comportamenti. Per capire come funziona un gioco, bisogna analizzarlo.

Analisi dei Giochi.
  • Modello Garsit: Gancio Anello Risposta Scambio Confusione Tornaconto
  • Triangolo Drammatico di Karpmann: Vittima, Salvatore, Persecutore
  • Analisi delle Transazioni tra Stati dell’Io: Genitore, Adulto, Bambino.

E poi esiste un’Analisi Formale, più tecnica del gioco che prevede l’analisi dello scopo, delle mosse ecc…in cui non mi addentro.

Ma allora, se ci procurano così tante emozioni spiacevoli, perché giochiamo?

I giochi procurano vari vantaggi, sia a livello personale che sociale. Le ragioni per cui giocare sono più di una:

  • è il modo migliore che la persona ha saputo trovare per stare in relazione con gli altri;
  • il gioco soddisfa il bisogno di carezze cioè di attenzione da parte dell’altro;
  • il gioco soddisfa il bisogno di strutturazione del tempo;
  • il gioco soddisfa il bisogno di vicinanza ma con minori rischio psicologico dell’intimità;
  • il gioco suscitano emozioni intense;
  • il gioco rende prevedibile l’altro e la relazione.
Come smettere di giocare?

Innanzitutto è necessario diventare consapevoli dei propri giochi preferiti analizzando gli episodi relazionali che tendono a ripetersi nel tempo e in vari contesti. Capire i bisogni che il Gioco soddisfa e prendersene cura trovando dei modi alternativi e più piacevoli di stare in relazione con gli altri. Questo implica un maggior benessere ma anche la rinuncia all’intensità dei Giochi e il coraggio di essere più autentici.

Il Gioco si svolge sempre in due e si può interrompere in qualunque momento: Inizio, Svolgimento e Conclusione.

Inizio: se non forniamo lo stimolo o non raccogliamo l’invito dell’altro, il Gioco non inizia. Si potrà stare in relazione in altri modi o la comunicazione si interrompe del tutto.

Svolgimento: fornendo una risposta.

Conclusione: individuare dunque l’inizio, lo svolgimento e la conclusione del gioco.

Ci si può rifiutare di accettare il tornaconto del Gioco se ci si accorge solo alla fine di aver giocato.

 

Fondamentale è contattare i propri bisogni e desideri autentici e costruire modalità relazionali più funzionali e autentiche per stare con noi stessi e con gli altri in alternativa ai Giochi.