Laboratorio sulle Emozioni per adolescenti con Dixit

Le emozioni fanno parte della nostra quotidianità e ci accompagnano nel corso della vita. Ma non sempre abbiamo le parole giuste per riconoscerle e non sempre riusciamo a capirne il significato. Imparare a comprendere e regolare le emozioni significa prendersi cura della propria salute psicologica e migliorare la qualità della propria vita. Infatti, questo aiuta ad essere consapevoli, a comunicare, a costruire relazioni più autentiche, prendere decisioni, agire in vista di uno scopo. Tale tema fa parte anche delle Life Skills dell’OMS e delle Soft Skills.

 

Imparare a comprendere le emozioni aiuta non solo a conoscere sé stessi, ma anche ad entrare in sintonia con gli altri, infatti le relazioni diventano più autentiche, si riducono incomprensioni e solitudine, inoltre si rafforza l’empatia reciproca e la capacità di collaborare.

Per questo motivo è utile affrontare il tema delle emozioni fin dall’infanzia, in famiglia e a scuola, dove bambini/e e adolescenti hanno la possibilità di sperimentare e riflettere su di sé in un contesto protetto.

Alfabetizzazione emotiva

L’alfabetizzazione emotiva consiste nel dare un nome e un significato alle emozioni:

  • cosa sono da un punto di vista biologico e psicologico,

  • quali sono e come si chiamano,

  • quando è coerente provare un’emozione o un’altra,

  • cosa accade al corpo quando viviamo un’emozione intensa,

  • perché a volte, al contrario, ci si sente “spenti” anche in circostanze che dovrebbero smuovere qualcosa e attivarci.

 

Regolazione emotiva

Accogliere e regolare le emozioni non significa reprimerle, ma imparare a riconoscerle, comprenderle e poi utilizzarle a proprio beneficio, sempre nel rispetto dell’altro. Questa competenza permette di affrontare le difficoltà, migliorare la comunicazione, costruire relazioni più autentiche e prendere decisioni coerenti con i propri valori e obiettivi.

Il laboratorio sulle emozioni con Adolescenti a scuola

In un laboratorio è utile offrire a ragazze e a ragazzi una base teorica sulle emozioni, per poi stimolare la riflessione e l’esplorazione attraverso metodologie attive come il circle time, il caviardage o le carte Dixit.Un episodio o un argomento specifico (ad esempio bullismo, cyberbullismo, social network, stereotipi di genere…) può essere introdotto con immagini o video e diventare il punto di partenza per un confronto e una riflessione condivisa arricchente.

Le carte Dixit come strumento psicopedagogico

Le carte del gioco da tavolo Dixit sono carte ideate dallo Psichiatra Infantile Jean Louis Roubira nel 2010 e illustrate da Marie Cardouat e altri. Attualmente trovano impiego sia in ambito clinico sia in ambito pedagogico.

Si rivelano particolarmente efficaci perché le illustrazioni, evocative e surreali, stimolano curiosità e trasportano in un mondo quasi onirico che facilita il contatto con il proprio mondo interno e vissuto emotivo e l’accesso all’inconscio. Perciò favoriscono l’esplorazione di sé e l’apertura.

 

ESEMPI

Dixit e Manipolazione.

Dixit e Dislessia.

C’era una volta un bambino, caratterizzato dalla sua dislessia, che frequentava la scuola elementare. Nonostante la sua intelligenza e la sua gentilezza, era spesso oggetto di scherno e derisione da parte dei suoi coetanei. Lo escludevano dai giochi e lo isolavano, facendolo sentire diverso e indesiderato. Il bambino si sentiva profondamente umiliato dalla sua dislessia.
La sua particolarità diventava un peso che portava nascosto dentro di sé, provando vergogna e rabbia verso di essa.
Ogni giorno si chiedeva perché dovesse essere diverso dagli altri e perché non potesse essere accettato così com’era. Un giorno, durante una lezione sulla diversità, il bambino iniziò a riflettere su sé stesso. Capì che non poteva piacere a tutti, ma che doveva imparare ad accettarsi per quello che era. La sua dislessia non era un difetto da nascondere, ma una parte di lui che poteva imparare a gestire e a valorizzare. Con il passare del tempo, smise di concentrarsi solo sui suoi limiti e iniziò a esplorare le sue abilità e passioni. Trovò conforto nella lettura ad alta voce, scoprendo che, nonostante le difficoltà, poteva ancora godere dei libri e delle storie che amava tanto. Attraverso un periodo difficile, fatto di alti e bassi, il bambino trovò le chiavi per affrontare la sua dislessia con coraggio e determinazione. L’autostima divenne il suo migliore alleato, incoraggiandolo a credere in sé stesso e nelle sue capacità. La forza di volontà gli permise di superare gli ostacoli, senza mai arrendersi di fronte alle difficoltà. Con il tempo, imparò a vivere con leggerezza e spensieratezza, accettando sé stesso e le sue imperfezioni. Non si lasciava abbattere dalle critiche o dalle opinioni degli altri, ma continuava a seguire la sua strada con fiducia e determinazione. Così, il bambino trasformò la sua dislessia da fonte di dolore e vergogna in un’opportunità per crescere e scoprire il suo vero potenziale. Con il suo esempio, ispirò gli altri a guardare oltre le apparenze e a celebrare la diversità in tutte le sue forme.

 

Dixit e Social Network.

La carta, con la coppia bendata che balla sotto astronavi che girano attorno, potrebbe riflettere il modo in cui mi sento nel navigare nel mondo dei social: come se stessi cercando di muovermi, ma senza una vera consapevolezza o visione chiara, come se fossi bendato. La danza potrebbe essere un tentativo di adattarmi, ma senza sapere dove vado o cosa cerco veramente. Le astronavi che mi circondano sono simbolo di forze esterne, come le aspettative e le pressioni sociali, che mi influenzano, ma che sembrano sempre più distanti dalla mia realtà. Questo senso di alienazione, in cui mi sento lontana dalla mia vera essenza mentre cerco di ballare” nel mondo dei social, accentua la sensazione di perdita di sé che provo.

Come il ragazzo imprigionato, spesso mi sento intrappolata nella versione ideale che il mondo vuole vedere di me: una facciata costruita, fatta di filtri e risposte preconfezionate. L’invisibilità delle emozioni reali dietro l’immagine perfetta può sembrare soffocante, quasi come se fossi una pedina in un gioco più grande di me, costretto a conformarmi alle regole di un sistema che non lascia molto spazio per l’autenticità.

 

 

 

 

Penso di vivermi il social in maniera leggera e libera rispetto a tanti miei coetanei. Non ho paura del giudizio altrui, pubblico ciò che voglio quando voglio, fregandomene se qualcuno ha da ridire. Ho dei limiti per quanto riguarda ciò che posto.

 

 

 

 

 

Mi ritrovo in questa immagine perché per me il mondo dei social è pieno di maschere incomprensibili.