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Tipi di Studenti: come si comportano a casa e a scuola durante i compiti.

A scuola ogni studente ha bisogno di ricevere gratificazioni e considerazione da parte di compagni e insegnanti,  soddisfa tale bisogno in vari modi in cui si intrecciano caratteristiche personali, modalità apprese in famiglia, clima relazionale di classe e rendimento scolastico.

 Ecco alcuni profili di studenti individuati da Brembati e Donini:

  • Il procrastinatore: sopravvaluta il tempo a disposizione e le proprie capacità e sottovaluta la mole di lavoro.

  • Il delegante: è passivo e chiede all’altro di sostituirsi.

  • Lo smemorato: studia tanto tempo ma poi dimentica.

  • Il perfezionista: corregge perfino una lettera o un tratto del disegno tecnico, vuole sapere tante cose ed essere interrogato spesso.

  • L’ansioso: ha paura di sbagliare, o riesce subito o si blocca, chiede spesso conferme.

  • Il disorganizzato: perde il materiale, non sa quali sono i compiti, non porta a termine, è incostante.

Cosa accade se uno studente ha qualche difficoltà di apprendimento e non riesce ad ottenere gratificazioni positive, ad esempio dei buoni voti o delle lodi?

Pietro Lombardo identifica quattro tipi di atteggiamenti che uno studente può assumere a seguito di ripetuti insuccessi scolastici:

  • Il pagliaccio: in classe fa battute per dirsi “sono una frana ma almeno sono simpatico”.

  • L’aggressivo: è prepotente con i compagni, si pone con atteggiamento di sfida e cova rancore verso i professori.

  • L’invisibile: è timido, non fa interventi e alle interrogazioni appare impacciato, ha la voce bassa e le mani sudate.

  • La vittima: incolpa gli altri del suo insuccesso ad esempio l’insegnante perché spiega male, i compagni perché lo distraggono.

Esistono modalità relazionali, che in Analisi Transazionale  si chiamano Giochi, che servono ad ottenere attenzione, conferme alle proprie convinzioni o a strutturare il tempo, apprese in ambienti e relazioni significative.

Alcuni Giochi sono tipicamente attuati da persone che hanno difficoltà reali, esagerate o immaginate (Berne, 1964; D’Amanti, 2011):

  • Lo Stupido”. Lo studente è convinto di non essere intelligente, si rende ridicolo e fa ridere i compagni. In un primo momento può sentirsi gratificato dall’attenzione che è riuscito ad ottenere ma in seguito si sentirà triste per come l’ha ottenuta. Inoltre combina pasticci e mette a dura prova la pazienza degli insegnanti, col proprio comportamento invita l’altro a sentirsi esasperato e impotente e quindi a trattarlo da incapace per potersi dire “non c’è nulla da fare con me perché sono proprio stupido”.

  • Gamba di Legno”. Uno studente consapevole delle proprie difficoltà può pensare di non essere capace, a rassegnarsi, col proprio comportamento invita l’altro a fare le cose al posto suo e pensa “Cosa vi aspettate da uno che ha difficoltà d’apprendimento?”.

In entrambi i Giochi, lo studente rinuncia ad imparare e non migliora, non tanto perché ha delle difficoltà quanto perché non dispone di strategie efficaci.

Conoscere e comprendere i comportamenti degli studenti in difficoltà, e i vissuti interiori di cui sono espressione, può aiutare gli adulti (genitori, insegnanti e operatori) a essere empatici e a usare la comunicazione in modo mirato per stimolare atteggiamenti più positivi verso lo studio e la scuola, oltre a fornire allo studente un efficace metodo di studio per sperimentare che davvero può farcela!

 

Bibliografia:

Brembati, F., Donini, R. (2013). Dsa e compiti a casa. Trento: Erickson.
Lombardo, P. (2005). La gioia di studiare. Roma: Vita Nuova.
Berne, E. (1964). A che gioco giochiamo. Milano: Bompiani, 1967.
D’Amanti, S. (2011). I “Giochi” dell’Analisi Transazionale. Milano: Xenia Edizioni.