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Ricevo a Foligno (Perugia)

Figli Resilienti

“Per chi ha l’ anima tagliata l’amore è sangue, futuro e coraggio.”

Fiorella Mannoia

 

Resilienza è un termine che in psicologia indica la capacità di un soggetto di reagire in modo positivo a traumi e difficoltà della vita. I figli resilienti sono tutti i figli cresciuti con un genitore soltanto, un genitore problematico per vari motivi (disturbo psichiatrico, genitore borderline o narcisista, tossicodipendenza, alcolismo, carcere, malattia grave) e in famiglie altamente disfunzionali e/o abusanti, ma che hanno saputo reagire in modo costruttivo avvalendosi della propria determinazione e intelligenza ma non senza dolore.

Nel corso del convegno“Le parole ritrovate” che si è tenuto presso l’Ospedale di Gualdo Tadino-Gubbio (PG) a novembre 2016, è emerso che in Italia ci sono ufficialmente 140.000 figli resilienti. Ma questo dato è sottostimato in quanto non tutti giungono ai servizi.

In altre zone del mondo, si sta prestando sempre maggiore attenzione ai figli caregiver, detti Young Careers e ai loro bisogni e diritti. Attualmente anche in Italia l’attenzione sta crescendo e sono attivi siti internet e associazioni per fornire aiuto e informazioni a tutti coloro che a vario titolo sono coinvolti e vogliono approfondire l’argomento.

Aldo Carotenuto, celebre psicoanalista italiano, sosteneva che ogni ferita è anche una feritoia attraverso la quale una persona può osservare il proprio mondo interiore. Credo che questo sia fondamentale per i figli resilienti, è affrontando la paura del dolore interiore che è possibile conoscersi e compiere scelte di vita più soddisfacenti.

Janet Woititz  è una psicologa statunitense che, a fronte della sua esperienza professionale, ha pubblicato Adult children of alcoholics, un testo rivolto ai figli adulti di alcolisti ma che risulta valido per tutti i figli cresciuti in famiglie disfunzionali o con genitori o fratelli aventi problemi di diversa natura e quindi poco disponibili su un piano affettivo o pratico a prendersi cura del figlio che pertanto può divenire resiliente.

Riporto la traduzione sintetica delle prime tre parti del libro.

Cosa ti è accaduto da bambino

Come nei vari tipi di famiglie molto disfunzionali, da bambino probabilmente eri un non-bambino ma nessuno ci faceva troppo caso. Bisognava venirti molto vicino per vedere la tristezza nei tuoi occhi. Eri un bambino molto responsabile, il capro espiatorio in caso di problemi.

A casa: Avevi delle fantasie riguardo l’andartene di casa o ti illudevi che i tuoi genitori sarebbero guariti. Hai imparato a tenerti tutto dentro a nascondere i tuoi veri sentimenti. Ma loro avevano bisogno di te e così eri in trappola, sia fisicamente che emotivamente. Era difficile distinguere ciò che era vero da ciò che era falso a causa di messaggi contraddittori, di promesse non mantenute, bugie.

A scuola: avevi difficoltà di apprendimento e di concentrazione oppure sei stato uno studente brillante e divertente, facevi spesso sogni ad occhi aperti.

Con i pari: passavi del tempo con loro ma ti sentivi diverso, non hai sviluppato un autentico senso di appartenenza. Ed era difficile credere che gli altri ti apprezzassero per come eri veramente e spesso ti comportavi in modo da allontanare gli altri da te. Quindi era molto difficile farti degli amici. Non sapevi come costruire relazioni inoltre avevi delle responsabilità in famiglia che ti tenevano occupato.

Autostima: un bambino costruisce la propria identità sulla base di ciò che gli adulti significativi per lui gli rimandano. Ma ricevevi dei doppi messaggi, messaggi contraddittori quindi era difficile sapere come valutare te stesso.

Così sei stato apparentemente un bravo bambino ma in realtà confuso e solo.

Inoltre, nel convegno “Le parole ritrovate”, è emerso che i figli caregiver possono essere vittime di bullismo, con prese in giro e esclusione da parte dei pari. In parte perché per primi si isolano in quanto non si sentono capiti dai pari e protetti dalla famiglia. E in parte perché, per quanto cerchino di nascondere o negare, è facile che nell’ambiente sociale le persone sappiano del problema del genitore. Ed è importante che a scuola gli insegnanti, importanti adulti di riferimento e a contatto con i bambini/ragazzi, possano offrire aiuto allo studente e al genitore sano, rispettando la privacy e la vulnerabilità delle persone, ricorrendo alle figure dello psicologo che si stanno diffondendo nelle scuole. I  figli resilienti possono essere anche brillanti studenti e burloni in classe.


Cosa ti sta accadendo oggi da adulto

La Woititz individua alcune caratteristiche di personalità ricorrenti nei figli di famiglie problematiche.

  1. Si chiedono cosa sia normale.
  2. Hanno difficoltà a portare a termine un progetto, procrastinano.
  3. Mentono quando sarebbe più semplice dire la verità.
  4. Si giudicano duramente.
  5. Hanno difficoltà a divertirsi. La spontaneità è un aspetto dei bambini ma loro hanno dovuto soffocarla perché sono dovuti crescere in fretta e dovevano fare attenzione a ciò che facevano per paura delle reazioni del genitore malato.
  6. Si prendono molto sul serio e identificano l’essere con il fare. Perciò lavorano molto fino allo stremo.
  7. Hanno difficoltà nelle relazioni intime. La paura di essere abbandonati, di essere amati e poi rifiutati, è qualcosa con cui sono dovuti crescere e che li accompagna sempre. Non pensano di essere amabili, non hanno fiducia in sé stessi e conferiscono all’altro il potere di definire se sono ok oppure no. Una normale questione da risolvere diventa motivo di preoccupazione eccessiva che attiva la paura di essere abbandonati e che fa sentire l’altro soffocato. Possibili problemi sessuali. Non sai cosa sia una relazione sana e normale, quindi hai paura dell’intimità e della vicinanza e non sai come costruirle.
  8. Reagiscono in modo eccessivo ai cambiamenti improvvisi e sui quali non hanno controllo.
  9. Cercano l’approvazione degli altri.
  10. Si sentono diversi dagli altri quindi si isolano. È difficile credere di poter essere accettati così come sono, pensano invece di doverselo guadagnare.
  11. Possono essere iper-responsabili oppure irresponsabili.
  12. Sono estremamente fedeli ad una persona anche quando non sono tenuti a farlo. Questo è solitamente frutto di paura e insicurezza, si sentono in colpa verso l’altro che vorrebbero abbandonare.
  13. Sono impulsivi, cioè non pensano alle conseguenze o alle alternative, ma necessitano di una gratificazione immediata. Dato che da bambini le promesse non erano mantenute aspettare equivale a non ottenere ciò che si vuole.
  • Inoltre possono da adulti ricercare relazioni in cui ripetere i drammi infantili: fungono da co-dipendenti, da salvatori, che si illudono che l’altro possa cambiare grazie alle proprie cure, restano in una relazione dolorosa perché avvertono che l’altro ha bisogno di loro e non riescono ad abbandonarlo perché si sentono in colpa e temono di affrontare la solitudine o di non poter trovare un nuovo partner, dato che si considerano non degni di amore.
  • Hanno difficoltà di assertività, pertanto faticano a dire di no e a esprimere chiaramente delle richieste, in quanto si aspettano di essere rifiutati o abbandonati dall’altro. Quindi spesso si ritrovano ad essere sfruttati dagli altri e a farsi carico di compiti al di là delle proprie energie o a scapito dei propri desideri e programmi, momenti di relax e svago.
  • Possono diventare perfezionisti e acquisire molte competenze senza sentirsi mai veramente appagati da questo oppure possono sviluppare dipendenze da sostanze come i propri genitori.
  • Possono presentare disturbi psicosomatici, ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress.
  • Sono ipervigili, non si lasciano andare a emozioni e non sono spontanei perché temono di apparire stupidi, di non essere compresi o che possa accadere qualcosa di terribile da un momento all’altro per cui è bene non abbassare la guardia e restare in allerta.
  • Non si sono mai dati il permesso di sentirsi arrabbiati verso il genitore malato e l’altro genitore che non ha accolto tale rabbia ma l’ha repressa dicendo “cerca di capire…non è cattivo, è malato..non puoi avercela con lei/lui”.
  • Spesso hanno provato una profonda vergogna e nascosto il problema apparendo normali, spesso incontrando approvazione per la loro coscienziosità, disponibilità ad aiutare gli altri e dedizione allo studio e al lavoro.

Probabilmente ti riconoscerai in alcuni tratti e in altri meno e va bene così.

Nel corso del convegno “Le parole ritrovate” è inoltre emerso come sia centrale la vergogna generata dallo stigma sociale che blocca la condivisione con gli altri e quindi la possibilità di sentirsi supportati e accolti e promuove invece l’isolamento e la solitudine. È forte anche il bisogno di riscatto che fornisce una forte motivazione a riuscire negli studi, nello sport e nel lavoro. È importante la necessità di prendersi cura dell’altro ma anche di impegnarsi per realizzare i propri obiettivi lavorativo e affettivo, per poter mettere dei confini con la propria famiglia di origine e fare la propria vita, cioè pervenire ad un’autonomia adulta.

Ora che sai tutto questo, come iniziare a prenderti cura di te?


Come rompere il circolo

La Woititz dà delle indicazioni per uscire gradualmente da ciascuno dei 13 punti da lei individuati.

  1. Ciò che ti è capitato non è normale e purtroppo non sai cosa sia normale. Cerca sostegno in una persona con cui puoi correre il rischio di ammettere di non sapere cosa sia normale e iniziare ad imparare. Fidati del tuo istinto, il più delle volte ti dà indicazioni adeguate su come comportarti. Il tuo intuito è uno strumento potente che puoi utilizzare per te.
  2. Quando stabilisci un obiettivo chiediti se è davvero fattibile, individua i vari passaggi per concretizzarlo e datti il permesso di farli entro un tempo prestabilito. Pianifica anziché iniziare e non finire per poi giudicarti per questo. Prendi le informazioni che ti servono.
  3. Non giudicarti ma sii consapevole di cosa fai e della scelta che hai: puoi scegliere di mentire o di non mentire. Purtroppo mentire per te è automatico quindi la prima cosa da fare è iniziare a renderti conto di come ti comporti, di quando lo fai, senza giudicarti. e inizia a dire la verità e a rimediare ogni qualvolta non lo fai e sii felice di ogni progresso.
  4. “anche se commetto degli sbagli, io non sono sbagliato”, distingui tra ciò che fai e ciò che sei. Se ci riesci, puoi crescere e cambiare. E accetta i complimenti. Non si tratta di umiltà ma di alimentare la visione negativa che hai di te. Tu sei una persona intera: puoi fare errori senza doverti giudicare duramente per questo e puoi fare bene molte cose senza che questo dipenda dalla fortuna, dal caso o dalla facilità.
  5. È il bambino che è in ognuno di noi a sapersi divertire ma siccome il tuo è stato represso hai bisogno di svilupparlo. Può esserti utile trascorrere del tempo con un bambino! Impara a rilassarti e a non fare niente o fare attività che non sono necessariamente utili a qualcosa. Trova persone che sanno come divertirsi perché non sono figli di alcolisti, loro hanno un’esperienza che a te manca e che può aiutarti.
  6. Lavora seriamente ma non essere sempre serioso e super-efficiente. Ciò che fai, non rispecchia chi sei.
  7. In una relazione affettiva sana c’è condivisione e reciprocità. Ecco un elenco di elementi da considerare per stabilire se una relazione è sana o no: vulnerabilità, comprensione, empatia, compassione, rispetto, fiducia, accettazione, onestà, comunicazione, compatibilità, integrità personale, considerazione. L’altro ti vede per come sei realmente? E tu vedi l’altro per come è realmente? Se è così, allora potete parlare e risolvere i problemi costruendo una maggiore vicinanza. Contrariamente, se vi state basando su una fantasia, ciò non accadrà e quando si presenterà un problema verrà negato oppure scatenerà il panico. Anche la sessualità è importante nel dare indicazioni di come sta funzionando la coppia. Le difficoltà relazionali sono espressioni di difficoltà di ciascun partner nella relazione con sé stesso.
  8. Accorgiti di quando stai reagendo in modo spropositato alla situazione presente e collega questo al tuo passato per poter imparare a reagire in modo proporzionato. Un problema o un imprevisto può essere spiacevole o doloroso ma anche un’opportunità di crescita. Sei in grado di fronteggiarlo e se non lo sei puoi imparare ad esserlo, abbi fiducia in te.
  9. Ascolta il supporto e gli incoraggiamenti delle persone di cui scegli di fidarti e che pensi ti conoscano abbastanza. Pensa a cosa hai fatto di buono durante la giornata e dai valore ai tuoi successi. Anziché impanicarti prima di una prestazione, allenati con un amico. E vivi il momento presente.
  10. Corri il rischio di condividere e di permettere agli altri di conoscerti meglio. Scoprirai di essere unico ma non così diverso dagli altri.
  11. Alcune persone iper-responsabili riescono a fermarsi solo quando si ammalano. Inizia a individuare dove finisce la tua responsabilità e dove inizia quella dell’altro. Fidati dell’altro, permettiti di delegare, permettiti di accettare l’aiuto che ti viene offerto e di chiederlo, impara a dire di no alle richieste dell’altro.
  12. Se qualcuno non ti tratta come meriti o come vuoi essere trattato, non è necessario essergli leale per paura di abbandonarlo. Definisci la realtà della relazione anziché elaborare fantasie illusorie sul futuro o ricordando il passato. Cogli com’è la relazione nel presente e fai la tua scelta. Valuta quanta energia mettere in una relazione e chiediti “cosa è meglio per me adesso?”, “perché mantenere questa relazione?”, “cosa significa per me questa persona?”. Fa che la decisione che prenderai sia consapevole e non automatica. Forse per te rappresenta qualcuno del tuo passato e stai ripetendo uno schema relazionale familiare. Inizia a separarti e distingui dove finisci tu e inizia l’altra persona. Il dolore o la rabbia dell’altro meritano la tua comprensione ma non ti appartengono. Magari potete parlare insieme di cosa sta accadendo e cambiare la relazione. Altrimenti, non sentirti in colpa. Forse hai paura della solitudine e dell’isolamento. Ma anche in questo caso, forse stai ingigantendo la questione. Credi davvero che questa persona possa essere l’unico partner o amico al mondo per te? Forse ti senti superiore, importante proprio perché dai più di quanto l’altro sa darti. Fai attenzione a questo modo di nutrire la tua autostima. Sei sicuro che sia piacevole? Una relazione d’amore si basa su un accrescimento reciproco. Inizia a dedicarti ad altre relazioni buone per te e la relazione che non lo è sarà ridimensionata e tu non ti ritroverai isolato.
  1. Impara a prenderti del tempo prima di agire. Così potrai considerare le conseguenze per te e per gli altri e le possibili alternative. In questo modo le tue scelte saranno più consapevoli e soddisfacenti.

 

Stefania Buoni , presidente dell’associazione COMIP di Terni e autrice del libro “Quando mamma o papà hanno qualcosa che non va“, individua delle caratteristiche positive presenti nei figli di genitori con problemi mentali che possono risultare molto preziose nella vita:

  1. Orientamento creativo
  2. Tolleranza alle differenze
  3. Volontà di sfidare lo status quo
  4. Espressività emotiva
  5. Senso dell’umorismo
  6. Resilienza
  7. Spirito di adattamento e arte di arrangiarsi
  8. Senso Pratico e Multitasking
  9. Indipendenza
  10. Capacità di resistere allo stress
  11. Senso di responsabilità
  12. Affidabilità
  13. Empatia
  14. Profondità
  15. Maturità
  16. Predisposizione all’aiuto e alla cura degli altri

E consiglia di accompagnare tale efficienza a rigeneranti momenti di svago e spensieratezza!

 


 

A mio avviso i figli resilienti non solo non ricevono l’accudimento che ci si aspetta da un genitore amorevole ma spesso si ritrovano ad essere loro stessi genitori dei propri genitori. Possono sviluppare disagi quali depressione, ansia, problemi di autostima e assertività, Disturbo Post-Traumatico da Stress, Disturbi Psicosomatici, difficoltà relazionali, dipendenza affettiva, attaccamento insicuro. Inoltre possono sfruttarsi o essere sfruttati come co-dipendenti che forniscono aiuto ai genitori o alla famiglia problematica a discapito della propria realizzazione personale, sia in ambito di studio e lavoro che affettivo e senza elaborare i vissuti emotivi, i pensieri, gli schemi relazionali appresi. Pertanto ritengo che non solo i genitori ma anche i figli di genitori problematici abbiano diritto a ricevere l’aiuto psicologico di cui hanno bisogno. È importante che si faccia prevenzione anziché lasciarli a sé stessi aspettando e sperando che da adulti riconoscano le proprie difficoltà e chiedano aiuto, dopo aver vissuto anni nel silenzio, nella vergogna, nella paura, nella negazione, nella solitudine e nelle difficoltà con sé e con gli altri. In quanto abituati a mantenere il segreto, a non riconoscere i propri bisogni e a non chiedere per sé, potrebbero farlo tardi o mai, rinunciando ad un benessere e un’autodeterminazione che invece meritano e hanno il potere di costruirsi.

 

Concludo il mio articolo riportando la poesia Le lacrime che non scendono di Simone Cristicchi.

Le lacrime che non scendono

Restano appese all’anima,

come panni ad asciugare.

Sono diamanti di dolore incastonati

Tra le rughe del cuore.

Sono preghiere mai dette,

parole ferme in gola,

melodie disinnescate.

Fondali di mari inesplorati,

arginati dalle dighe del silenzio.

Le lacrime che non scendono

Sono pugni allo stomaco mai schivati,

ciclisti immobili, paralizzati

ai blocchi di partenza,

bombe inesplose, sotterrate,

sentimenti resi, in giacenza.

Le lacrime che non scendono

Sono gocce di oceani, mute,

di un affetto mai urlato,

ma implorato

a labbra chiuse.

 

Fonti

Varie

 

Link

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